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Semnoni
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top
I mwbqSemnoni erano una grande e antica mwbgpopolazione mwbwgermanica degli mwcamwcqHerminones (spesso indicati con il nome generico di mwcgSuebi o Svevicite-ref-1[1]), a cui appartenevano insieme a mwdwMarcomanni, mweaQuadi, mweqErmunduri e mwegLongobardi.cite-ref-villar438-2-0[2] Abitarono lungo il corso del medio mwfwElba almeno fino al mwgaIII secolo (nell'attuale mwgqMarca del Brandeburgocite-ref-3[3]), avendo come vicini ad ovest i mwhgCherusci, a nord i mwhwLongobardi, ad est i mwiaVandali ed a sud gli mwiqErmunduri. Erano considerati, come ci ricorda mwigTacito, i più nobili ed antichi tra le popolazioni dei mwiwSuebi,cite-ref-4[4] e forse i più importanti.cite-ref-5[5]
Contents
• Storia
• Società
• Note
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Storia
All'epoca della dinastia giulio-claudia
«
Allargai i confini di tutte le province del popolo romano
, con le quali erano confinanti popolazioni che non erano sottoposte al nostro potere. Pacificai le provincie delle Gallie e
delle Spagne
, come anche
la Germania
nel tratto che confina con l'
Oceano
, da
Cadice
alla foce del
fiume Elba
. [...] La mia flotta navigò l'Oceano dalla foce del
Reno
verso le regioni orientali fino al territorio dei
Cimbri
, dove né per terra né per mare giunse alcun romano prima di allora
, e i
Cimbri
e i Caridi e i Sennoni e altri popoli
germani
della medesima regione chiesero per mezzo di ambasciatori l'amicizia mia e del popolo romano.»
(Augusto, Res gestae divi Augusti, 26.)
«La Germania intera fu attraversata dai nostri eserciti [
ndr. dei
Romani
]. Furono vinti popoli di cui si conosceva a mala pena il nome, vennero nuovamente sottomesse le tribù dei
Cauci
. [...] Furono vinti i
Longobardi
, gente addirittura più feroce della ferocia germanica. Da ultimo [...] l'
esercito romano
con le insegne fu condotto a 400 miglia dal
Reno
, fino al
fiume Elba
, che scorre tra le terre dei Semnoni e degli
Ermunduri
.»
(Velleio Patercolo, Storia di Roma, II, 106.)
Al termine di quasi un ventennio di campagne militari in mwpgGermania, Augusto dopo aver mwpwconquistato ed occupato in modo permanente nel mwqa6 tutti i territori compresi tra il mwqqReno e l'mwqgElba, ad esclusione della sola mwqwBoemia dei mwraMarcomanni, venne in contatto per la prima volta con il popolo dei Semnoni, che si trovava ad est del grande fiume mwrqgermanico.cite-ref-8[8] La successiva sconfitta subita nel mwsg9 nella mwswforesta di Teutoburgo, dove persero la vita ben tre mwtalegioni romane, ad opera di mwtqArminio, costrinsero mwtgAugusto a rivedere i suoi piani espansionistici e riportare i mwtwconfini imperiali al fiume Reno, più ad ovest.cite-ref-9[9] I Semnoni tornavano così ad essere dei lontani interlocutori, nuovamente distanti dalle mire espansionistiche dell'mwvaImpero romano.
Pochi anni più tardi, nel mwvg18, mwvwArminio, principe dei mwwaCherusci, dopo aver raggruppato sotto il suo comando numerose tribù germaniche (come mwwqLongobardi, gli stessi Semnoni ed altre tribù mwwgsuebiche del regno di mwwwMaroboduo), mosse guerra ai mwxaMarcomanni.cite-ref-strabonevii-1-3-10-0[10] Lo scontro a cui si arrivò tra le due fazioni (nel mwyq18 o mwyg19), è così raccontato da mwywTacito:
«Tacito racconta (Annales, II, 46) che
In nessun altro luogo mai avvenne scontro tra forze di maggior mole, né più incerto fu l'esito. Da entrambe le parti, sbaragliata l'ala destra, la battaglia si sarebbe forse combattuta di nuovo se Maroboduo non avesse posto l'accampamento in alto sui colli. Questo fu il segnale della sua disgrazia. Sguarnito l'esercito lentamente, a causa delle diserzioni continue, egli dovette rifugiarsi presso i
Marcomanni
, e mandò a
Tiberio
ambasciatori per chiedere l'intervento romano
.»
Questa volta Tiberio decise di non intervenire nelle faccende interne alle popolazioni germaniche, ed i Semnoni rimasero all'interno della coalizione di Arminio, fino a quando quest'ultimo non fu ucciso da una congiura nel mwzw21.
All'epoca di Tacito
Poco prima dell'inizio della mwdqseconda fase della guerra suebo-sarmatica (del mwdg92), sembra che mwdwDomiziano, abbia tentato di isolare le due tribù mweasuebe di mweqQuadi e mwegMarcomanni, cercando nuove alleanze nelle vicine popolazioni mwewgermaniche settentrionali di mwfaLugi e Semnoni.cite-ref-11[11]
«
Masio, re dei Semnoni, e Ganna (che era una vergine sacerdotessa che in
Germania
era succeduta a
Velleda
), si presentarono a Domiziano, e dopo aver ricevuti gli onori da parte dell'imperatore, ripartirono
»
(Dione Cassio, LXVII 5, 3)
Durante le guerre marcomanniche
La guerra che scoppiò nella seconda parte del mwkaII secolo contro l'mwkqImpero romano da parte di una coalizione di natura militare, composta da una decina di popolazioni mwkggermaniche e mwkwsarmatiche (dai mwlaMarcomanni della mwlqMoravia, ai mwlgQuadi della mwlwSlovacchia, alle popolazioni mwmavandaliche dell'area mwmqcarpatica, agli mwmgIazigi della piana del mwmwTisza, fino ai mwnaBuri di stirpe mwnqsuebica del mwngBanato), era la naturale conseguenza di una serie di forti agitazioni interne e di continui movimenti migratori che avevano ormai modificato gli equilibri con il vicino Impero romano. Questi popoli alla ricerca di nuovi territori dove insediarsi, per il crescente aumento demografico della popolazione nell'mwnwantica Germania, erano, inoltre, attratti dalle ricchezze e dalla vita agiata del mondo romano.cite-ref-13[13]
Nel mwpq166/mwpg167, avvenne il primo scontro lungo le mwpwfrontiere della mwqaPannonia ad opera di poche bande di predoni mwqqlongobardi e mwqgosii, che, grazie al pronto intervento delle truppe di confine, furono prontamente respinte. La pace stipulata con le limitrofe popolazioni germaniche a nord del mwqwDanubio furono gestite direttamente dagli stessi imperatori, mwraMarco Aurelio e mwrqLucio Vero, ormai diffidenti nei confronti dei barbari aggressori e recatisi per questi motivi fino nella lontana mwrgCarnuntum (nel mwrw168). La morte prematura del fratello, Lucio (nel mwsa169 poco distante da mwsqAquileia), ed il venir meno ai patti da parte dei barbari, portò una massa mai vista prima d'ora, a riversarsi in modo devastante nell'Italia settentrionale fin sotto le mura di mwsgAquileia, il cuore della mwswmwtaVenetia, e provocando un'enorme impressione: era dai tempi di mwtqMario che una popolazione barbara non assediava dei centri del nord Italia.
mwtwMarco Aurelio combatté una lunga ed estenuante guerra contro le popolazioni barbariche, prima respingendole e "ripulendo" i territori della mwuaGallia cisalpina, mwuqNorico e mwugRezia (mwuw170-mwva171), poi contrattaccando con una massiccia offensiva in mwvqterritorio germanico, che impiegò diversi anni di scontri, fino al mwvg175. Questi accadimenti costrinsero lo stesso imperatore a risiedere per numerosi anni lungo il fronte pannonico, senza mai far ritorno a Roma. L'apparente tregua sottoscritta con queste popolazioni, in particolare mwvwMarcomanni, mwwaQuadi e mwwqIazigi durò però solo un paio d'anni. Alla fine del mwwg178 l'imperatore Marco Aurelio era costretto a fare ritorno nel castra di mwwwBrigetio da dove, fu condotta l'ultima campagna nella primavera successiva del mwxa179. Si racconta infatti che:
«I Quadi essendo poco disposti a sopportare la presenza di forti romani costruiti nel loro territorio [...] tentarono di migrare tutti insieme verso le terre dei Semnoni. Ma Marco Aurelio Antonino che ebbe queste informazioni in anticipo della loro intenzione di partire per altri territori, decise di chiudere loro tutte le vie di fuga, impedendone la loro partenza.»
(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXII, 20.2.)
La successiva morte dell'imperatore romano nel mwya180 pose fine ai piani espansionistici romani ed alle preoccupazioni degli stessi Semnoni, che con l'occupazione della mwyqMarcomanni da parte di Marco si sarebbero trovati "vicini" ad un impero così potente, ed a rischio di essere anch'essi inglobati.
La crisi del III secolo
Con l'inizio del mw2gIII secolo, alcune tribù dei Semnoni, andarono a costituirsi nel nucleo originario della federazione di tribù nota come mw2wAlemanni (o Alamanni), insieme alle tribù di mw3aCatti, mw3qErmunduri, mw3gNaristi e mw3wIutungi, in parte andandosi a stanziare fino alla valle del mw4aNeckar, dopo l'abbandono degli mw4qAgri decumates da parte dei mw4gRomani (mw4w260 circa).cite-ref-villar438-2-1[2]
Nel mw6q260 i territori che formavano una rientranza tra mw6gReno e mw6wDanubio, a sud del cosiddetto mw7alimes germano-retico (o mw7qAgri decumates) furono, infatti, abbandonati a vantaggio delle popolazioni mw7gsveve degli mw7wAlamanni, tra cui parte degli stessi Semnoni. A quest'anno sembra, infatti, appartengano i numerosi segni di distruzione lungo mw8aquesto tratto di Limes a mw8qKempten, mw8gBregenz, mw8wGrenoble e mw9aLosanna e la riapertura della mw9qfortezza legionaria di mw9gVindonissa e dei forti mw9wausiliari di mw-amw-qAugusta Raurica, mw-gmw-wCastrum Rauracense e la moderna mw-aBasilea.cite-ref-14[14] Non a caso l'iscrizione rinvenuta ad mwaqemwaqiAugusta Vindelicorum ricorda una vittoria contro le genti mwaqmgermaniche di Semnoni e mwaqqIutungi, nell'anno in cui mwaquPostumo era già mwaqyAugusto e console insieme ad un certo Honoratiano.cite-ref-15[15]
Il V secolo
E se una parte di loro era confluita nella federazione degli mwaq8Alemanni, altri costituirono parte di quelle popolazioni mwarasuebiche che nel mwareV secolo, insieme a mwariVandali ed mwarmAlani, fece breccia nella mwarqfrontiera romana a mwaruMagonza e da lì invase la mwaryGallia (una parte dei Suebi, chiamati mwarcSuebi del nord, sono menzionati nel mwarg569 sotto il re mwarkfranco Siegbert I, nell'attuale mwaroSassonia-Anhalt). E Suebi, coalleati a mwarsSassoni e mwarwLongobardi, sono menzionati anche in mwar0Italia per l'anno mwar4573.
Mentre i Vandali e gli Alani si scontravano con i mwaskFranchi alleati di mwasoRoma per il dominio sulla Gallia, i Suebi di re mwassErmerico si diressero a sud, attraversando i mwaswPireneie il mwas0paese dei Baschi, penetrarono in mwas4Spagna, che era fuori dal controllo imperiale sin dal tempo della ribellione di mwas8Geronzio e mwataMassimo nel mwate409, devastando per due anni le province occidentali e meridionali.
Nel mwatk411, l'imperatore assegnò loro delle terre, tramite sorteggio; ai Suebi ed ai Vandali mwatoasdingi toccò la mwatsGallaecia, regione nord-occidentale della mwatwpenisola iberica, ai Vandali mwat0silingi la mwat4Betica ed agli Alani, la fazione più numerosa, la mwat8Lusitania e la Chartaginensis (con capitale mwauaCartagena).
In contemporanea con la provincia autonoma della mwauiBritannia, il reame dei Suebi in Galizia fu il primo di quei sub-regni romani che si formarono dalla disintegrazione dell'mwaumImpero Romano d'Occidente e fu il primo ad avere una propria zecca.
Società
«La prosperità dei Semnoni porta a loro autorità. Essi abitano in cento paesi e grazie a questa enorme moltitudine, essi credono di essere la più importante stirpe dei
Suebi
.»
(Tacito, De origine et situ Germanorum, XXXIX, 4.)
Religione
mwaukTacito racconta di un rito sacro dei Semnoni che avveniva:
«In un periodo determinato che regolarmente ricorre si raccolgono gli inviati di tutti i popoli congiunti da legami di sangue, in una foresta sacra che dagli antenati, per antico e religioso terrore. Qui essi cominciavano a celebrarne il rito, con l'uccisione di un uomo in nome della tribù, un rito barbaro ed orrendo. Vi è anche un altro modo per celebrare il culto del bosco sacro: nessuno vi può entrare se non completamente legato, dimostrando la propria inferiorità ed il dominio del nume sopra di lui. se per caso qualcuno cade, nessuno può aiutarlo a risollevarsi, deve farlo risollevandosi da terra. Questo rito superstizioso vuole rappresentare che da là ebbe origine la stirpe, che là regna il dio di tutte le cose, che tutto gli deve obbedienza e ne è suddito.»
(Tacito, De origine et situ Germanorum, XXXIX, 1-4.)
Note
cite-note-villar438-22. ↑ Villar, cit., p. 438.
cite-note-33. ↑ S.Fischer-Fabian, mwav0I Germani, Milano, 1985, p.94.
cite-note-44. ↑ mwawemwawiTacito, De origine et situ Germanorum,mwawq XXXIX, 1.
cite-note-55. ↑ mwawgmwawkTacito, De origine et situ Germanorum,mwaws XXXIX, 4.
cite-note-61. Augusto si riferisce alle mwaw8due campagne di mwaxaDruso degli anni 12-9 a.C. (Cassio Dione, mwaxeStoria romana, LIV, 32; LIV, 33; LIV 36.3; LV, 1.5; LV, 2.1-2) e di mwaxiTiberio dell'8-7 a.C. (Cassio Dione, mwaxmStoria romana, LV, 6.1-3; LV, 8.3.) vanificate, come noto, dalla disfatta di mwaxqTeutoburgo dove 3 legioni, sotto il comando di mwaxuPublio Quintilio Varo, vennero distrutte dai mwaxyGermani nel 9 d.C. (Cassio Dione, mwaxcStoria romana, LVI, 18-24.1-2.), Roma mantenne un controllo sulla zona costiera fino all'Elba.
cite-note-72. La spedizione marittima nel mare del Nord avvenne nel mwaxs5 durante la campagna germanica di mwaxwTiberio (mwax0Velleio Patercolo, mwax4Storia di Roma, II, 106).
cite-note-88. ↑ Cassio Dione, mwayiStoria romana, LVI, 28.5-7.
cite-note-99. ↑ Cassio Dione, mwayyStoria romana, LVI, 18-24.1-2.
cite-note-1111. ↑ Cassio Dione, mwazaStoria romana, LXVII, 5.3; Brian W.Jones, The emperor Domitian, Londra e New York, 1993, pp. 151-152.
cite-note-1313. ↑ Southern, pp. 206-207.
cite-note-1414. ↑ Southern, pp.212-213.
Bibliografia
Fonti antiche
• citerefcassio-dione(GRC) Dione Cassio, Storia romana. (mwaaktesto greco e mwaastraduzione inglese).
• citereftacito-de-origine-et-situ-germanorum(LA) Tacito, De origine et situ Germanorum. (mwabitesto latino , mwabqtraduzione italiana del Progetto Ovidio).
• citerefvelleio-patercolo(LA) Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium consulem libri duo. (mwab0testo latino e mwab8traduzione inglese qui e mwacaqui ).
Fonti storiografiche moderne
• Brian W.Jones, mwacyThe emperor Domitian, Londra e New York 1993.
• citereffischer-fabian-1985Fischer-Fabian, S., I Germani, Milano, Garzanti, 1985.
• citerefwells-1972(EN) Colin Michael Wells, The german policy of Augustus: an examination of the archaeological evidence, Oxford, Oxford University Press, 1972, ISBN 978-0-19-813162-5.
Voci correlate
Collegamenti esterni